LA CONVERSIONE NON INCLUDE LA TRASFORMAZIONE DEL CONTRATTO A TERMINE – Tribunale di Roma, ordinanza del 6 agosto 2018, est. Rossi

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Ricadono nel campo di applicazione del d.lgs. 23/2015 solo le ipotesi di nuove assunzioni o le ipotesi di contratti a tempo determinato stipulati prima dell’entrata in vigore del “Jobs Act” che abbiano subito una “conversione” in senso tecnico in data successiva al 7 marzo 2015, per via giudiziale o stragiudiziale. Non sono invece comprese nella nuova disciplina le ipotesi di “trasformazione”, di fatto o con manifestazione esplicita di volontà, del rapporto stipulato in data antecedente, quando il rapporto semplicemente prosegua, senza interruzione, oltre tale data.

Lavoro a tempo determinato – Regime Applicabile – Jobs Act – Trasformazione consensuale – Prosecuzione del rapporto – – Applicabilità – Esclusione

Art. 1 d.lgs. 23/2015 – art. 18 L. 300/1970 – art. 1, c. 42, L. 92/2012

Con ricorso depositato il 22.12.2017 e regolarmente notificato, FM impugnava il licenziamento per giusta causa intimato il 10.7.2017; esponeva i fatti che avevano dato origine alla contestazione disciplinare; eccepiva l’ insussistenza della giusta causa, la punibilità con sanzione conservativa, l’illegittimità del licenziamento, la mancanza di una particolare gravità dei fatti; chiedeva accertarsi e dichiararsi la illegittimità del licenziamento e per l’effetto annullarsi il licenziamento e condannarsi la parte resistente alla reintegra e al risarcimento del danno fino all’effettiva reintegra, in subordine concedersi la tutela indennitaria.

Si costituiva in giudizio parte resistente, la quale eccepiva in via preliminare la applicabilità del d.lgs. 23/2015, essendo stato il contratto del F., assunto in data 22.10.2014 a tempo determinato, trasformato in tempo indeterminato dopo il 6.3.2015, quindi sotto il vigore della nuova legge cosiddetta “a tutele crescenti”.

Riteneva il Tribunale che l’eccezione preliminare di parte resistente fosse infondata, dato che l’art.1 del decreto legislativo 23/2015 si applica letteralmente a “i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto” e “nei casi di conversione, successiva all’entrata in vigore del presente decreto, di contratto a tempo determinato o di apprendistato in contratto a tempo indeterminato”.

A detta del giudicante non potrebbe condividersi la interpretazione secondo cui il termine “conversione” andrebbe inteso in senso lato, ricomprendente tutte le ipotesi in cui un contratto a tempo determinato venga trasformato in contratto a tempo indeterminato, in quanto così si finirebbe per ricomprendere anche ipotesi che indubitabilmente andrebbero riportate, come genesi, ad epoca precedente al 7.3.2015 e che comunque la legge delega n.183 2014 non avrebbe previsto.

Il termine “conversione” richiamerebbe una figura giuridica che si rinviene sia nell’art.1424 cc (il contratto nullo produce effetti di un contratto diverso, del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, se si accerta che le parti lo avrebbero voluto se avessero conosciuto la nullità), sia nell’art.32 c.5 legge 183 2010 (contratto a termine nullo perché stipulato in violazione dei requisiti formali e sostanziali per l’apposizione del termine al contratto di lavoro), e che dovrebbe tenersi conto di tale puntualizzazione , contenuta nel d.lgs. 23/2015, Inoltre, la norma della legge delega citata faceva riferimento solo alle “nuove assunzioni” per circoscrivere il campo di applicazione del contratto a tutele crescenti.

In conseguenza, solo le ipotesi che possano considerarsi realmente nuove assunzioni o le ipotesi di contratti a tempo determinato stipulati prima del 7.3.2015, ma che subiscano una “conversione” in senso tecnico in data successiva al 7.3.2015, per via giudiziale o stragiudiziale, potrebbero ritenersi ricomprese nel campo di applicazione della nuova normativa.

Dovrebbero, invece, escludersi tutte le ipotesi di semplice trasformazione, di fatto o con manifestazione esplicita di volontà, del rapporto stipulato in data antecedente il 7.3.2015, intervenuta in modo che questo semplicemente prosegua, senza interruzione, oltre tale data.

Il caso in oggetto, quindi, non rientrerebbe tra le ipotesi di nuova assunzione, in quanto non vi è stata una vera e propria nuova assunzione, previa conclusione e chiusura, sotto tutti i profili, del vecchio contratto a tempo determinato, né tra quelle di “conversione “ , da intendersi in senso tecnico, per quanto già detto, e non in senso lato, in conclusione, dovendosi ritenere che il contratto abbia avuto inizio prima del 7.3.2015 e sia solo proseguito oltre tale data, dovendo, quindi, ritenersi applicabile la legge 92/2012.

Riccardo Fratini

Dottorando di Ricerca Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

* Di prossima pubblicazione su “Lavoro e previdenza oggi” (www.lpo.it)

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