CONDOTTA ANTISINDACALE: TRA FATTISPECIE TIPICHE E PLURIOFFENSIVITÀ DEL COMPORTAMENTO DATORIALE – Corte d’Appello di Roma, Sez. Lavoro, n. 1031/2019

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Trasferimento del dirigente sindacale – condotta antisindacale

Art. 22 L. 300/1970 – Art. 28 L. 300/1970

Il contributo analizza una recente sentenza della Corte d’appello di Roma, Sezione Lavoro e Previdenza, chiamata a pronunciarsi sul comportamento di un istituto di credito che aveva disposto il trasferimento di un dirigente sindacale e di altro dipendente sindacalmente impegnato. In particolare, il sindacato appellante lamentava l’antisindacalità del trasferimento dirigenziale ai sensi dell’art. 28 L. 300/1970, dal momento che la banca aveva omesso la richiesta di nulla osta all’organizzazione sindacale di appartenenza e, inoltre, aveva agito prima del decorso del termine di un anno dalla scadenza del mandato, in violazione dell’art. 22 L. 300/1970.

L’appellante, inoltre, ravvisava una condotta antisindacale anche in relazione al trasferimento del secondo dipendente. Tale provvedimento datoriale era considerato ritorsivo, in quanto comportava il venir meno del numero minimo per la costituzione della r.s.a., secondo quanto disposto dall’accordo A.B.I. e OO.SS.

Il giudice di prime cure non aveva rilevato alcun abuso nell’operato della banca, le cui scelte, peraltro, parevano perfettamente in linea con il piano industriale prodotto in giudizio.

Con il provvedimento in commento, la Corte d’Appello ha parzialmente riformato la decisione di primo grado, dichiarando la natura antisindacale ex art. 28 L. 300/1970 della condotta consistente nel trasferimento del dirigente, perché privo del nulla osta da parte dell’associazione di appartenenza e in quanto posto in essere prima del termine disposto dall’art. 22 L. 300/1970.

 L’impugnazione relativa al trasferimento del secondo dipendente, al contrario, è stata respinta. Nello specifico, è stato ritenuto carente l’interesse ad agire dell’organizzazione sindacale, dal momento che il trasferimento era stato già dichiarato illegittimo dal Tribunale di Viterbo, all’esito di un procedimento instaurato dallo stesso lavoratore, seppur per altre ragioni.

Tale decisione merita un approfondimento in quanto richiama la plurioffensività della condotta antisindacale, concetto sul quale si è espressa più volte la Suprema Corte, ribadendo l’assoluta autonomia strutturale tra l’azione del singolo e quella collettiva. Invero, la definizione della controversia individuale non può estendere i suoi effetti nei confronti di soggetti rimasti estranei al processo; tale circostanza si verifica solo allorquando il sindacato è titolare di diritti dipendenti dalla situazione definita nel giudizio instaurato dal singolo.

Nel caso di specie, l’impugnazione è stata respinta anche in ordine alla pretesa natura ritorsiva del trasferimento. La Corte territoriale pone la sua attenzione soprattutto sulle specifiche esperienze maturate dal dipendente nel settore cui è stato destinato, ciò renderebbe il provvedimento datoriale pienamente legittimo ed espressione della libertà di iniziativa economica sancita dall’art. 41 della Costituzione.

La pronuncia in esame appare degna di nota poiché racchiude in sé i diversi profili della fattispecie descritta dall’articolo 28 dello statuto dei lavoratori: da un lato la violazione di doveri e limiti datoriali imposti da leggi o accordi collettivi e, dall’altro, la possibilità di ledere la libertà sindacale mediante condotte astrattamente lecite, ma oggettivamente contrastanti con gli interessi protetti dalla norma.

L’azione posta a tutela dell’interesse collettivo non può in alcun modo considerarsi suppletiva, residuando, in capo al singolo, la possibilità di agire per la sua tutela individuale.

* Avv. Daniele Ricci

** Di prossima pubblicazione su “Lavoro e Previdenza Oggi” (www.lpo.it)

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